Irlanda e tassazione

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    In Irlanda le imprese pagano 12 centesimi e mezzo su ogni euro di profitto di tasse sui redditi. In Italia ne pagherebbero quasi il triplo, cosi’ come in Francia e in Germania. Non e’ difficile capirne il perche’: abbassando le imposte sui redditi societari, l’Irlanda attira i soldi degli altri paesi europei (conquistando gli investitori stranieri), per evitare il default sul proprio debito estero.

    Le grandi imprese multinazionali, possono tranquillamente spostare i propri profitti da un paese all’altro senza trasferire l’attivita’ produttiva ma, modificando i valori a cui avvengono le transazioni intraimpresa, possono cambiare anche i profitti. Molte imprese infatti che hanno trasferito il proprio domicilio fiscale in Irlanda per pagare meno tasse, non sarebbero contente se le aliquote irlandesi aumentassero. Questo provocherebbe una redistribuzione delle multinazionali sugli altri paesi europei…almeno in teoria dovrebbe andare cosi’.

    Il problema pero’ e’ un altro. Le imprese con base in Irlanda, hanno attivita’ vere. Hanno cioe’ costruito li’ una piattaforma per la produzione di beni hight tech da esportare nel resto d’Europa e l’eventuale aumento delle aliquote fiscali non determinerebbe una loro rilocalizzazione.

    Lo sviluppo dell’Irlanda e’ infatti fondato sulla creazione di capacita’ produttiva vera, costruendo infrastrutture, riportando in patria ingegneri dispersi in altre parti del mondo, costituendo l’agenzia per l’attrazione degli investimenti piu’ efficiente in Europa. Infatti, nonostante l’esplosione della crisi finanziaria, i principali investitori sono rimasti e, anzi, altre aziende hanno insediato li’ i propri impianti. Quindi, la crisi non ha intaccato lo zoccolo produttivo del paese anzi, la recessione, implicitamente lo ha reso ancora piu’ competitivo.

    Chiedere dunque a Dublino di aumentare le tasse in cambio di aiuti, non favorirebbe di certo l’aggiustamento fiscale e anzi avrebbe il solo risultato di togliere con una mano quello che si da’ con l’altra.

    Ora diamo un rapido sguardo a quello che succede in Italia e facciamo un confronto.

    L’Italia tassa le imprese con un carico fiscale superiore al  50% fra imposta sul reddito e Irap (Imposta Regionale sulle Attivita’ Produttive). Il PIl (Prodotto Interno Lordo) italiano cresce in questo modo, dell’1% annuo.

    L’irlanda, nonostante tutti gli errori che ha commesso, ci insegna che le basse imposte sulle imprese generano crescita economica e possono trasformare un paese sottosviluppato, quale era appunto l’Irlanda negli anni 80, in un paese veramente ricco.

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