Pensioni, dopo Ape arriva Rita

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L’ultima novità in ambito pensionistico si chiama Rita. In pochi sanno infatti che oltre alla chiacchieratissima Ape, nella legge di stabilità 2017 è stata inserita anche Rita, ovvero la Rendita Integrativa Anticipata. Si tratta di una forma previdenziale riservata ai lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi e che maturano il requisito anagrafico per il pensionamento obbligatorio entro tre anni e 7 mesi.  Inoltre, così come previsto per l’Ape, trattandosi anche in questo caso di un modo per favorire l’uscita flessibile dal mercato del lavoro, è necessario percepire una pensione non inferiore a 1,4 volte l’importo del trattamento minimo INPS, coincidente con circa 700 euro mensili lordi.

Pensioni, chi aderirà a Rita?

Con la Rita, tutti coloro che per qualsiasi motivo abbiano conlcuso il proprio rapporto di lavoro avranno la possibilità di richiedere la liquidazione del montante accumulato sotto forma di rendita temporanea, fino al conseguimento del requisito di accesso nel sistema pensionistico obbligatorio.

La Rita può essere richiesta anche dai dipendenti pubblici, a patto però che siano provvisti di qualche forma di previdenza integrativa. L’adesione a questa forma previdenziale non è correlata con la decisione di aderire o meno all’Ape volontaria, che però come già volte ripetuto non concorre ai fini Irpef.

Rita è dunque una delle tante novità in ambito pensionistico introdotta dalla legge di stabilità 2017.

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Classe 1987. Laureata in scienze biotecnologiche. Da sempre appassionata di letteratura, soprattutto gotica. Collaboro da molti anni con vari blog, dove mi occupo di cinema, tecnologia, spettacoli ed, ovviamente, economia. La mia passione per la scrittura mi ha portato, negli anni, a scrivere anche qualche romanzo e a partecipare ad alcuni concorsi letterari. Quando non scrivo mi occupo di formazione.

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