Opzione donna prorogata, ma conviene?

Prorogata la possibilità di accedere all‘opzione donna grazie alla legge di Stabilità 2016, ma conviene veramente accedere a tale opzione per le lavoratrici italiane. Sebbene sia stata ricercata a gran voce, l’opzione donna non risulta essere la scelta migliore da fare considerate le detrazioni applicate all’assegno previdenziale che potrebbero arrivare a sottrarre il 30% dell’assegno che toccherebbe normalmente.

L’Opzione Donna può essere adottata da lavoratrici che hanno maturato almeno 35 anni di contributi versati ed una età anagrafica di 57 anni e 3 mesi nel caso di dipendenti e 58 anni e 3 mesi per le autonome. Accedendo a tale sistema però la pensione viene calcolata interamente con il sistema contributivo e questo, a conti fatti, si traduce con un assegno alleggerito del 30% rispetto a quanto spetterebbe applicando invece il sistema misto.

Stando ad una simulazione effettuata dalla rivista online Pensioneoggi, prendendo in esame la situazione di una donna del 1958 con 38 anni di contributi e ultima retribuzione annua percepita pari a 25 mila e 700 euro, accettando di andare in pensione a 58 anni e 3 mesi perderebbe il 28,8%, andando a 59 anni e 3 mesi il taglio è del 26,52% mentre accedendo a 60 anni e 3 mesi subirebbe un taglio del 24,11%. C’è infine da sottolineare come maggiore sia l’anzianità al 31 dicembre 1995 e maggiore sarà la perdita nel passaggio da misto a contributivo.

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Classe 1987. Laureata in scienze biotecnologiche. Da sempre appassionata di letteratura, soprattutto gotica. Collaboro da molti anni con vari blog, dove mi occupo di cinema, tecnologia, spettacoli ed, ovviamente, economia. La mia passione per la scrittura mi ha portato, negli anni, a scrivere anche qualche romanzo e a partecipare ad alcuni concorsi letterari. Quando non scrivo mi occupo di formazione.

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