Secondo l’Europa le banche italiane sono troppo care

La Commissione europea bacchetta le banche italiane accusate di essere tra le più care in Europa, i dati parlano, per un conto corrente,  di un costo medio di 292 euro all’anno, per i bonifici di un costo di 6 euro che scende a 3 per pagare le bollette; l’Associazione delle banche risponde piccata che la cifra di 292 euro non è veritiera e che il costo di un conto corrente è in media di 150 euro.

L’Antitrust ha avviato l’ennesima indagine per verificare se non ci siano accordi tra le banche che inquinano la concorrenza, ma il problema, fanno sapere dall’Antitrust, è che nonostante il sitema bancario abbia subito delle profonde modificazioni in questi ultimi anni, manca ancora un vero e proprio mercato concorrenziale che dovrebbe portare ad un abbassamento dei costi.

Intanto è opportuno porsi una domanda: come mai le cifre della commissione europea divergono così profondamente da quelle dell’Abi?

Verificare il costo di un conto corrente non è cosa facile, parliamo di un contratto tra una banca e un cliente che può subire moltissime variazioni a seconda del tipo di operazioni richieste dal cliente, a seconda del costo del denaro ecc…

In verità, per ovviare a questa diffcioltà di quantificare il costo di un conto corrente, Bankitalia ha introdotto un indicatore sintetico di costograzie al quale possiamo sapere il costo di un conto corrente con un “utilizzo standard” e suddividendo i clienti in 6 tabelle: giovani, famiglie con operatività bassa/media/alta, pensionati con operatività bassa/media.

L’Abi ritiene non veritieri i dati della Commissione rilevando che “la Commissione richiama un’indagine non corretta, perché usa solo i prezzi massimi di listino, include le tasse, non contempla i conti “a pacchetto, e include i costi associati allo scoperto di conto come forma di finanziamento alle famiglie, poco usata all’estero dove invece c’è ampio ricorso al credito al consumo”.

La Commissione, invece, ritiene che i dati dell’Abi non sono correttiperchè non tengono conto dell’indicatore sintetico di costo, di tutte le operazioni relative ai conto correnti, ma solo di alcune; in più si potrebbe aggiungere che considerare il costo senza le tasse è un’operazione fuorviante visto che comunque queste andranno pagate.

La questione è controversa, ma il cliente ha a disposizione delgi strumenti per capire se il costo che paga per un conto corrente è alto oppure no, intanto può visitare il sito internet www. pattichiari. it, curato dai banchieri, in modo da poter confrontare i pregi e difetti del conto corrente. Basta inserire un indirizzo, un profilo di c/c predefinito (in questo caso, “famiglie con operatività media”) e scegliere i canali preferiti (“sportello e virtuali”). Si paragonano fino a 5 prodotti per volta, e si possono scovare alcune “perle” che il buon correntista dovrebbe evitare, o almeno rinegoziare.

Altro strumento, questa volta non collegato ai banchieri, è quello offertodall’indicatore di costo mediol’Isc permette di verificare se si spende il giusto: basta comparare il “Riepilogo annuale spese” dell’estratto con la scheda sintetica dei 40 costi tipo che gli istituti inviano periodicamente; alcuni sostengono che se il divario è forte è opportuno reclamare; sicuramente è un consiglio sensato, ma attenzione a prevenire questa situazione e l’unico modo è leggere attentamente le tante pagine che compongono un contratto di conto corrente, è da lì che un cliente può iniziare a farsi un’idea di quanto costa l’operazione.

Massima attenzione va posta al costo della domiciliazione delle bollette, al pagamento delle rate del mutuo, al costo dei fidi e dei tanti servizi accessori di un conto corrente.

Un appello ai clienti quindi: massima attenzione nella lettura di tutte le pagine; un appello al legislatore, peraltro già lanciato mesi fa dall’Antitrust: migliorare la normativa sulla trasparenza in modo che non si verifichino casi in cui le banche stabiliscano “commissioni opache, complesse e molto diversificate”.

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