Riforma pensioni, Renzi resta sul vago

pensioni-calcolo-convenienzaAvevamo già espresso in un post di qualche settimana fa il nostro disappunto sull’ambiguità mostrata dal neoeletto segretario del PD, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, a proposito della Riforma Pensioni. In un primo momento la sua idea di tacere a proposito delle sue idee riguardo ad un eventuale nuovo piano pensionistico era risultata in qualche modo giustificabile, considerato il suo impegno a favore del nuovo Piano Lavoro, il chiacchieratissimo Job Act.

Diverso tempo è passato ed ora che ormai il Job Act sembra cosa fatta e che tra poco tempo sarà finalmente chiarito anche ai comuni mortali il contenuto dettagliato del nuovo piano lavoro, il silenzio di Matteo Renzi sulla Riforma Pensioni si è fatto piuttosto pesante e tanti pensionati, che vedevano in lui la loro unica speranza per cercare finalmente di smuovere le acque di quell’antiquato sistema previdenziale che sembra deciso a resistere a qualsiasi forma di cambiamento positivo, iniziano ad avere qualche dubbio sull’esistenza effettiva di riforme pensate a loro all’interno del lungo piano di riforme che vorrebbe pian piano proporre Renzi.

Sembra inoltre un assurdo controsenso parlare di riforme sul lavoro senza accennare assolutamente a quale fine faranno i giovani lavoratori al termine della loro carriera e quale futuro si prospetta, anche considerando il fatto che sono i lavoratori di oggi a sostenere le pensioni dei lavoratori di ieri.

Non è possibile prevedere un Piano lavoro che non tenga in considerazione della Riforma pensioni e che non dica niente, quindi, su quale sarà il futuro dei giovani lavoratori, cui Renzi si rivolge, una volta che questi avranno terminato la propria attività lavorativa, posto che il nuovo Job Act riesca effettivamente a creare quei posti di lavoro promessi e a massimizzare l’occupazione giovanile.

Una recente indagine Istat ha portato alla luce un triste scenario del nostro Paese: molti lavoratori rischiano di non poter percepire un’adeguata pensione a causa del reddito troppo basso. In particolare, con un reddito base di 12000 euro, percepito nel ’96 e salito a 31840 euro dopo 20 anni, non si ha diritto ad una pensione, mentre con un reddito di 18.000 euro salito a quota 47750 dopo lo stesso periodo, si percepirà una pensione minima di 693 euro.

C’è inoltre un altro rischio per i giovani, quello che nuovamente non divenga effettivo il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro, contributo che in tal caso andrebbe richiesto ai lavoratori attuali.

In una situazione così disastrosa c’è da sperare solo che Renzi inizi a preoccuparsi anche del futuro dei giovani introducendo nel suo Job Act anche un’adeguata riforma pensioni.

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