Economia tra liberalizzazioni e privatizzazioni

Nelle scorse settimane abbiamo sentito parlare di tagli alla spesa pubblica, o se vogliamo usare un ‘espressione meno dura, di razionalizzazione della spesa pubblica, abbiamo sentito e abbiamo riscontrato nel recente testo normativo sulla manovra finanziaria chel’Iva aumenta di un punto percentuale e che sarà in atto nei prossimi anni una riforma dell’età pensionistica che riguarderà principalmente le donne.

Altro punto importante su cui il Governo ha deciso un giro di vite è la lotta all’evasione fiscale, tutti insieme, questi provvedimenti, alcuni già attuati, altri ancora in una fase di elaborazione, dovrebbero portare l’Italia verso il tanto sognato pareggio di bilancio.

Ma oggi, notizia dell’ultima ora, Tremonti evidenzia un altro punto, il patrimonio dello Stato come possibile fonte d’immissione di liquidità nelle esigue casse pubbliche.

Quando si affronta questo tema il pensiero immediato va al concetto diprivatizzazione che, è bene saperlo, non è una linea di politica economica degli ultimi anni, già Craxi, a suo tempo, evidenziò che la via della privatizzazione delle aziende di Stato avrebbe comportato dei guadagni.

Nata quindi decenni fa, la privatizzazione stancamente e pigramente è proceduta senza mai aprirsi completamente al secondo fattore, le liberalizzazioni.

Fatta questa premessa, oggi Tremonti ha asserito però una cosa differente, non tanto vendere quanto valorizzare il patrimonio, il chè comporterebbe veramente una grande risorsa per il Paese, aspettando le mosse del governo su questo punto, è doveroso sottolineare che la via della valorizzazione porta risultati a fronte di quella della dismissione a prezzi non sempre di mercato dei beni dello Stato.

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