Delocalizzazione, cosa cambia con il decreto dignità

Tra le tante novità previste dal nuovo decreto dignità ci sarà anche una stretta sulla delocalizzazione. In particolare si cercherà di bloccare il fenomeno ampiamente diffuso di sfruttare gli incentivi dello stato, spostando poi subito dopo la propria sede in Paesi in cui la manodopera è a miglior mercato.

Sono tante le aziende che negli ultimi anni si sono spostate verso Paesi più virtuosi, sfruttando il minor peso fiscale e il minor costo del lavoro.

Delocalizzazione, ecco cosa cambia

Il decreto dignità vuole introdurre delle penalizzazioni per quelle aziende che spostano la sede principale delle proprie attività dopo aver sfruttato tutti gli incentivi possibili offerti in Italia.

Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. 

Inoltre il beneficio dovrà essere restituito e si dovrà anche pagare una quota interessi, che potrà arrivare fino al 5%. Inoltre il governo è al lavoro per sviluppare un meccanismo di “recapture” per l’iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti.

Le delocalizzazioni sono infatti una triste piaga italiana, che impoveriscono il lavoro ed incrementano i livelli di disoccupazione nazionale. Sono pochi infatti gli impiegati che accettano eventuali trasferimenti offerti dalle aziende che decidono di trasferire le proprie attività.

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Classe 1987. Laureata in scienze biotecnologiche. Da sempre appassionata di letteratura, soprattutto gotica. Collaboro da molti anni con vari blog, dove mi occupo di cinema, tecnologia, spettacoli ed, ovviamente, economia. La mia passione per la scrittura mi ha portato, negli anni, a scrivere anche qualche romanzo e a partecipare ad alcuni concorsi letterari. Quando non scrivo mi occupo di formazione.

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